Di cosa mi occupo

Non è necessario sapere già come definire ciò che fa stare male.

Le persone raramente arrivano con una difficoltà isolata e perfettamente definita. Ansia, relazioni, ricordi, autocritica e cambiamenti di vita possono intrecciarsi. I primi colloqui servono a comprendere la situazione prima di darle una direzione terapeutica.

Partire dall’esperienza concreta, non da un’etichetta prestabilita.
Ansia e panicoallarme, paura e fobie
Traumamemorie e conseguenze nel presente
Relazionilegami, attaccamento e conflitti
Autocriticacontrollo, pressione e inadeguatezza
Prima della diagnosi

Una stessa manifestazione può avere significati differenti.

Un sintomo è importante, ma non racconta da solo la storia della persona. La terapia richiede di comprendere quando è comparso, che funzione ha assunto, quali esperienze lo mantengono e come si inserisce nella vita attuale.

Ciò che si manifesta

Paura, tristezza, tensione, blocchi o comportamenti difficili da modificare.

È spesso ciò che porta a chiedere aiuto. Ridurre la sofferenza è importante, ma il lavoro non si limita a far scomparire rapidamente ciò che disturba.

Ciò che va compreso

Il modo in cui emozioni, relazioni, corpo, ricordi e strategie di protezione si sono organizzati.

La formulazione del problema viene costruita nei colloqui iniziali e può cambiare mentre emergono elementi nuovi. Non viene applicata dall’esterno come una definizione rigida.

Aree di lavoro

Sei ambiti che possono portare a chiedere aiuto.

Queste aree aiutano a orientarsi, ma non sono contenitori separati. Una persona può riconoscersi in più punti oppure non ritrovarsi pienamente in nessuno: la consultazione iniziale serve anche a questo.

01

Ansia, panico e fobie

Quando l’allarme diventa persistente, il corpo sembra imprevedibile o alcune situazioni vengono evitate per paura di non riuscire a gestirle.

  • preoccupazione continua e anticipazione del pericolo
  • attacchi di panico, somatizzazioni e paura delle sensazioni corporee
  • fobie, evitamenti e bisogno crescente di rassicurazione
02

Trauma semplice e complesso

Esperienze singole o ripetute possono continuare a influenzare emozioni, corpo, relazioni e percezione di sé anche molto tempo dopo.

  • ricordi intrusivi, allarme, evitamento o senso di irrealtà
  • vergogna, colpa, sfiducia e difficoltà a sentirsi al sicuro
  • esperienze relazionali precoci o prolungate che hanno lasciato conseguenze
03

Relazioni e attaccamento

Legami che diventano fonte di conflitto, dipendenza, distanza o ripetizione di modalità che si comprendono razionalmente ma si fatica a cambiare.

  • paura dell’abbandono o difficoltà a fidarsi
  • conflitti ricorrenti, dipendenza affettiva o isolamento
  • difficoltà a riconoscere e comunicare bisogni e limiti
04

Cambiamenti di vita

Passaggi desiderati o subiti possono mettere in discussione identità, continuità e direzione, anche quando dall’esterno sembrano eventi normali.

  • trasferimenti, espatrio, rientri e cambiamenti professionali
  • separazioni, lutti e trasformazioni familiari
  • decisioni importanti accompagnate da blocco, ambivalenza o disorientamento
05

Sovraccarico, autocritica e bisogno di controllo

Una pressione interna elevata può produrre risultati e insieme rendere difficile riposare, delegare, tollerare l’errore o sentire che ciò che si fa è sufficiente.

  • senso di dover essere sempre all’altezza
  • perfezionismo, iper-responsabilità e difficoltà a fermarsi
  • controllo di pensieri, emozioni o situazioni per sentirsi più sicuri
06

Umore, autostima e senso di inadeguatezza

Tristezza, perdita di motivazione o una valutazione negativa di sé possono restringere la vita e far apparire irraggiungibili possibilità prima accessibili.

  • apatia, stanchezza e riduzione dell’interesse
  • vergogna, autosvalutazione e confronto costante
  • difficoltà a riconoscere risorse, desideri e risultati
Le intersezioni

Le difficoltà raramente restano dentro un solo confine.

Un attacco di panico può essere collegato a una fase di sovraccarico, a una perdita recente o a esperienze precedenti. L’autocritica può proteggere dal timore di essere rifiutati. Una difficoltà relazionale può riattivare memorie e reazioni corporee che sembrano sproporzionate al presente.

Per questo il lavoro non consiste nello scegliere una casella, ma nel costruire una comprensione sufficientemente precisa di ciò che accade e di ciò che può favorire un cambiamento.

La formulazione clinica non riduce la persona al problema: prova a descrivere come quel problema si è formato, che cosa lo mantiene e quali risorse possono essere riattivate.
La consultazione iniziale

Prima di iniziare una terapia, è necessario capire se e come lavorare insieme.

Il primo colloquio apre generalmente una breve fase di consultazione di circa tre incontri. Serve a ricostruire la richiesta, valutare la modalità online, individuare priorità e comprendere se il mio approccio è indicato per la situazione.

Quando emergono esigenze che richiedono altri interventi o una rete locale, ne parliamo in modo esplicito. In alcune situazioni può essere opportuno individuare un medico, uno psichiatra o un servizio sanitario nel luogo in cui la persona vive.

01
La difficoltà attualeChe cosa sta accadendo, da quanto tempo e con quale impatto sulla vita.
02
La storia e il contestoEsperienze precedenti, relazioni, cambiamenti e condizioni presenti.
03
Indicazione e direzioneObiettivi realistici, setting, frequenza e strumenti più adatti.
04
Eventuali riferimenti esterniAltri professionisti o servizi quando sono necessari per una cura adeguata.
Studio di psicoterapia del dottor Daniele Colombo
Il lavoro psicoterapeutico

Comprendere e cambiare devono procedere insieme.

Il percorso mantiene attenzione sia al significato della difficoltà sia ai cambiamenti concreti che la persona desidera costruire. La comprensione non è fine a se stessa, e il cambiamento non viene forzato attraverso tecniche applicate in modo standard.

La cornice psicoanalitica può essere integrata, quando utile, con EMDR, Sensorimotor Psychotherapy, Compassion Focused Therapy e Mindfulness. Approfondisci il mio approccio.

Una direzione condivisaGli obiettivi vengono definiti e rivisti nel corso del lavoro.
Strumenti scelti in funzione della personaNon tutte le tecniche sono indicate per tutti o nello stesso momento.
Continuità e attenzione al presenteIl lavoro collega la storia personale alle difficoltà e alle possibilità attuali.
Approfondisci il mio approccio
Domande frequenti

Orientarsi prima del contatto.

Devo avere una diagnosi per iniziare una psicoterapia?

No. È sufficiente percepire una difficoltà, una sofferenza o un funzionamento che si desidera comprendere e modificare. La valutazione iniziale serve a dare forma alla richiesta.

Che cosa accade se mi riconosco in più aree?

È molto comune. Le aree descritte non sono alternative tra loro e spesso si influenzano reciprocamente. Il lavoro parte proprio dal modo specifico in cui si intrecciano.

Utilizza sempre l’EMDR quando c’è un trauma?

No. L’EMDR è uno degli strumenti disponibili. La sua indicazione, il momento e il modo di utilizzarlo dipendono dalla persona, dalla stabilità raggiunta e dagli obiettivi del percorso.

La psicoterapia online è adatta anche a difficoltà complesse?

Può esserlo in molte situazioni, ma non in modo automatico. La consultazione iniziale valuta condizioni, risorse, privacy, stabilità e possibilità di attivare riferimenti locali quando necessario.

Possiamo comprendere insieme da dove partire, senza dover avere già tutte le risposte.

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